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La festa della Madonna della Milicia rappresenta un momento di incontro per la comunità di Altavilla Milicia, nel rispetto della tradizione e della fede. Il culto nei confronti della Madonna è testimoniato dai quadretti ex voto che testimoniano il miracolo della guarigione. Le opere di Mauro Musso e Giuseppe Galante assumono la funzione di mantenere il ricordo, proprio come le tavolette votive del Santuario, preservando la memoria della bellezza e della malattia dell’architettura e dell’arte in Sicilia, con uno sguardo intenso. L’architettura diventa arte sulla tela e assumendo le forme di un linguaggio visivo in grado di favorire la comunicazione sociale, permette di denunciare il degrado urbano del tessuto urbano ed artistico siciliano purtroppo sottoposto ad incuria. Il capitello scolpito con sagome di sfingi alate di un palazzo dimenticato e senza nome, si incastona nel ritmo doloroso di due semicolonne, tra una tubatura estranea al passato ed i segni fluorescenti, verdi ed amaranto, delle superfetazioni rilevate dall’architetto, per raccontare non semplici edifici, ma intrecci di decorazione con fasti celebrativi ed iconografie dense di significati mitologici e storici. Le cornici con i motivi classici in un finestra che presuppone un prezioso balcone, soffocano vicine ad una arrogante tamponatura ed Il Genio di Palermo, collocato nella nicchia di un vicolo della “Vucciria” siede monco, privo di alcune parti, come un vecchio re mutilato e abbandonato. La sezione di Galante comprende anche scorci di vita popolare, inquadrando un’edicola votiva che impone la sacralità della crocifissione.
La rappresentazione, a tratti naif, immobilizza l’istante della chiusura di un’attività commerciale in un mercato popolare. L’eleganza raffinata e colta di Galante si accompagna all’esuberanza di colore ed al sogno fantastico di Mauro Musso. Palermo nella pittura di Musso acquista i caratteri di una località esotica, di una passione senza tempo vissuta nel ricordo delle emozioni, in una luce calda, dominata da un sole intagliato con dentro la falce di una luna.
Le cupolette arabe si adagiano con voluttà tra palme ondeggianti, come se l’artista seguisse il flusso di un ricordo d’amore vissuto nella scenografia fantastica di una città costruita nel tempo, anche attraverso una dolorosa volontà di esistere. Balaustre rotonde di terrazze generose si rispecchiano colorate d ‘arancio, sotto i raggi del sole che diventa luna, abbracciando le casupole di un borgo marinaro. Musso utilizza un linguaggio pittorico contemporaneo, con colori acidi e forti, mediante i toni vivaci di un espressionismo mediterraneo, mentre Galante si serve di un tratto incisivo e languido, prediligendo la necessità di un equilibrio classico e compositivo. La sensibilità dell’emozione e l‘equilibrio della ragione per armonizzare l’uomo al bello che lo circonda aiuta a diventare consapevoli di far parte di una storia che si manifesta attraverso i segni di un passato, una mostra che vuole essere in sintonia con quel sentimento di speranza di salvezza e di rispetto reciproco che accompagna i fedeli in occasione di questa festività, per una guarigione dell’uomo ed un miglioramento dell’ambiente urbano e naturale che lo circonda.
Giuseppe Blando